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domenica 3 luglio 2011

Il mausoleo Baenz

Il silenzio domina questo luogo, come un eremita domina la sua stessa natura; la primavera è appena iniziata, ma ha ancora le mani fredde dell’inverno. Il sole cerca di restare per scaldarci, ma le nuvole gli fanno i dispetti, e non resta che godersi la poca luce dell’orizzonte che ognuno ha in sé, quello stesso orizzonte che si ritrova in un quadro ancora da terminare, ancora fresco l’olio prima degli ultimi ritocchi che completeranno e renderanno giustizia al paesaggio che conoscevamo meglio. La fontanella addossata al muro a nord zampilla come sempre, i suoi putti non si stancano mai di reggere rubinetti d’avorio, mostrano qualche ruga ma è normale, secoli di flagelli anche umani possono segnare anche il più duro dei marmi. Sotto il ponticello di mattoni il rio scorre, la vecchia gora non è ancora morta ma ha già l’odore degli anni, il mulino è sempre lì, diroccato, vecchio, indomito come la sua ruota che ancora gira, e poco lontano c’è la stradina che porta al grande guscio d’uovo di marmo e pietra, imponente ricordo di un’epoca lontana. Il gigante che un tempo sfidava i temporali e governava un superbo paesaggio, ora è ferito e le erbacce stanno per raggiungere il suo tetto, la sua specola che per anni osservò stelle di cui non è dato sapere, né si sa se qualche desiderio s’è avverato...difficile crederci, vedendo lo stato in cui versa, come un’auto che perde olio e rischia di far sbandare chi la segue in fondo alla scarpata. Chi rotolò là in fondo, ora è dentro il guscio; e se il guscio si sgretola, tutto finirà in polvere. E’ così noiosa, la polvere: s’infiltra dappertutto, e noi tutti i giorni la togliamo, e lei ritorna. E allora...? Allora, ciò che rappresentava le ricche vestigia dei tempi d’oro, ora è perduto e non tornerà. Chi fece grande e bello questo posto, andandosene ha lasciato il tutto a mani avare che amavano non per qualcosa di grande, ma per un nonnulla; e per un nonnulla si arrabbiavano e spaccavano tutto, ma così facendo hanno spaccato anche ciò che era poesia, canzone, ricordo, ninna nanna. E da lontano troneggia questo totem, monumento alle occasioni perdute, alle vite fallite, alle speranze mancate. E vicino sta nascendo un nuovo muro, altra polvere sparsa per aria, due mondi all’aria in una sola mossa. Scacchi o carte, il giocatore sfrenato perderà comunque.

1 commento:

Erika ha detto...

Complimenti Arianna. Non ti conoscevo come scrittrice. Hai saputo descrivere magnificamente questo luogo. Si ha l'impressione di essere lì. Un abbraccio e buon inizio settimana.

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