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sabato 15 novembre 2008

The flying dutchman

Sogno o evasione, evanescente è il mondo, evanescenza io. I fuochi di Sant’Elmo mi ricordano che c’è ancora qualche cuore che batte lontano da qui, che io non percepisco perché indietro nel tempo. Nelle mie nebbie si aprono i cieli dei porti, luoghi a me vietati, dove altre navi ritornano comandate da capitani impediti. Impigliati nelle reti del destino saltano come pesci senza uscire dal loro porto dove pure splende il sole: in realtà vedono la mia luce, e non mi trovano. Perché non esisto, evanescenza che scivola sull’acqua per perdervisi...e si sono persi. Han perduto la bussola, la stella polare, e seguendo il vento hanno capito il senso della loro inutilità. La darebbero volentieri a me, ma non mi trovano. Son sogno, evasione, iridescenza mattutina, aurora boreale che si diverte coi giochi di luce sulla neve. Sono una polena scrostata che rivive nei marinai annegati per salvare un comandante dissennato, bianca come la luna, e come la luna mi nascondo dietro il sole per apparire nelle notti che ai naviganti fanno più paura. Anche loro mi temono, dopo che li ho persi non mi trovano. Nessuno mi accoglie nel suo porto, neppure nei moli; ma guardando bene, quei moli sono pericolanti, sul lungomare vi sono palme morte. Eppure non vogliono me; non mi vedono, non mi sentono, non mi trovano, quindi rimango sogno, addio mai detto. Strano, addio. Strano perché non l’ho detto io, io non ho parlato. Ma i marosi hanno riportato indietro un pezzo di tela, una scheggia di legno e mi hanno detto addio. Non trovandomi, non dormono, e se ci riescono, io sono il loro sogno, la loro notte.

1 commento:

Doctor Peter and Mister Hook ha detto...

Guardando il dipinto sento le parole, leggendo il testo vedo il dipinto... Complimenti

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