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martedì 4 marzo 2008

Chiamai il vento Mary

Tramontana soffia e sferza la campagna. Là in fondo, montagne pronte a ricevere la neve, e da ovest il mare porta il suo vento a scompigliarci capelli e idee; si fonde con la tramontana, a tratti pare scaldarla, ma è pura illusione. Il nord ha il fiato più grosso; il vento fa male? Asciuga i panni e le ferite aperte, trasporta polvere e sabbia, fa venire mal di gola, porta i semi di dente di leone che cercano una terra per germogliare; aiuta il fuoco appiccato da qualche idiota che vuol distruggere il bosco; perché bruciare il bosco? Perché dimenticare tutto quando potresti benissimo mettere le cose in un angolo, e quando ti servono riprenderle per restituirle a chi non le vuole ma le merita? Perché dire addio se sai che prima o poi ritornerai? Suonai la chitarra, invece del banjo che s’impolverava malinconicamente accanto al divanetto dello studiolo; la chitarra somiglia di più a te, idea che raminga vaga senza trovare un cuore né un cervello in cui riposare. Sferzami, vento, aiutami a raccogliere le mie carte sparpagliate, visto che è colpa tua se le ho perse; non ho chiuso a chiave il cassetto, è vero, ma tu sapevi benissimo che ho sempre avuto il vizio di non chiudere nulla. Perché in casa mia le porte erano sempre chiuse, anche a chiave; e per reazione io apro tutto. Solo il cuore l’ho chiuso; non so perché mi si apre e mi si chiude nei momenti sbagliati, cioè sta chiuso quando dovrebbe essere aperto e viceversa; sono guai, pure il cancello è chiuso, come quello di casa mia. Però la chiave non c’è, è che il ferro si è arrugginito ed è difficile aprirlo, dovrei oliarlo. Sapessi oliare i complicati ingranaggi dell’amore! Non sarei qua a parlarne, ma non parlerei nemmeno di te; e non parlare di te equivale a non parlare di me. Perché sei nella mia storia, perché qualcuno ha deciso che devi stare dentro di me, perché il vento freddo ti ha portato qua, da me. Né il vento caldo ti ha allontanato, io mi allontanai, ma in realtà mi avvicinai. Perché somiglio a te, alla mia chitarra, al vento del nord e a quello del mare, e il mare è immenso e ti porta via, solo ciò che non è mio rimane in balia delle folate per poi restare ghiacciato nella neve e nella nebbia, e queste cose non ci somigliano. E’ solo la storia che va avanti, e questa storia ci somiglia, e noi portiamo il nome dei venti che ci trasportano verso ciò che ci appartiene. E io chiamai il vento Mary.

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