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giovedì 3 gennaio 2008

Carnaval

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Nel silenzio della notte dorme la coscienza di chi non si sveglia mai di giorno, la sua ragione dorme sotto un cumulo di convenzioni…le mani toccano ma non scaldano, non stringono forte come un cuore i suoi ricordi. La città dentro le mura invece è sveglia, viva, ha le sue luci accese e le sue vie brulicanti di gente, i suoi negozi aperti e le danze sul palco allestito in piazza; c’eri anche tu, i tuoi occhi cercavano chi volevi vedere, senza trovare nessuno, e vagavi senza quasi accorgerti di chi ti passava accanto, degli artisti di strada che annunciavano il loro piccolo spettacolo chiedendo solo un obolo per la notte successiva. Non c’era, inutile insistere. Cercasti allora d’interessarti a quella manifestazione di gioia collettiva, di partecipare alle carnevalate di mezza stagione, senza coinvolgerti né immergerti in quell’oceano di gente. La gente, già. Vivere è un carnevale, a volte pare tutto festoso, altre pare di assistere a un funerale. I pagliacci veri si distinguono appena da quelli finti, senza nemmeno sapere cosa s’intende per vero o finto, per verità o bugia. I giocolieri fanno acrobazie con i birilli, e ti sembra di essere tu un birillo, sballottato qua e là, lanciato per aria e afferrato con tanta forza da soffocare persino un elefante; c’è pure il mago, che appare e scompare e alla fine ti viene il nervoso perché cerchi il trucco e non lo trovi, ma non disperare, non te lo dirà mai. E poi maschere, quante maschere! La vecchia panaia francese che tutti chiamano la Boulangére cammina curva con la sua brava baguette sottobraccio, come fosse un giornale. Sibila frasi incomprensibili, roteando il pugno per aria, ma dicono che non è pericolosa. E’ solo un po’ matta, forse era lei che cercavi, ma la conoscevi anni fa e ora è irriconoscibile. Qualcosa l’ha resa così, ha lavorato su di lei come un’enorme impastatrice, mescolando il suo vissuto e sparpagliando poi le briciole per terra; quelle briciole le hanno poi beccate i piccioni e lei non ha più ritrovato se stessa. Invece tu sei rimasto, nonostante le ondate che arrivavano ben oltre il porto aggredendo la darsena, sei rimasto per proteggere la tua ultima spiaggia, l’ultima speranza di rivederla. Fedele a lei sei rimasto fedele anche a te stesso…come hai fatto? Come si fa a sopportare tutto questo per anni, controvento e sempre a dritta, senza mai sfiorare terra? Col cannocchiale osservavi ciò che era lontano, il carnevale che si stava consumando in città e nel quale ti perdesti per ritrovare chi avevi perso. L’hai persa, rassegnati. Anche se è lì, a pochi metri da te, lo vedi che non è la stessa, il viso si può riconoscere, sì, ma è cambiata. Oppure sei cambiato tu, e cambiandoti hai cambiato pure il modo di vedere? Forse i tuoi occhi sono diversi, non le persone che conoscevi e che ritrovi dopo anni; forse hai dimenticato, forse hai vissuto troppo per ricordarti, o hai poca memoria. Ma può darsi che sia cambiata anche lei allo stesso modo, e se prima eravate simili può darsi che lo siate ancora, ma in modo diverso. Forse siete maschere messe male sul volto, o senza maschera non avete volto. Forse togliendo la maschera lei sembra matta agli occhi di chi la maschera l’ha ancora… Mi segui, capisci? Essere simili, ma diversamente da prima: cioè, non vi riconoscete perché in realtà non vi conoscete. Dovete ricominciare, riprendere il filo e ricucire tutto daccapo. Ci vuole forza, tenacia, energia…ma gli anni e il tempo le hanno consumate. Accontentati, l’hai vista, dopotutto. Lasciala al suo mondo, alla sua baguette sottobraccio, al suo carnevale contro cui impreca anche se lo adora. Perché lì ti conobbe, lì vi siete persi. E ricorda, ricorda meglio di te. Ricorda ancora la strada per andare al porto, ricordatelo. Potrebbe raggiungerti, se volesse, ma credo non voglia. Non so perché, ma penso sia così. Si cambia, sai, la vita è un carnevale.

2 commenti:

claudine Cittadina del Mondo ha detto...

Bellissima, Arianna!
Ho provato sgomento leggendo, mi sono sentita parte di questo carnavale... hai utilizzato metafore perfette... che vanno a pungere esattamente dove tu vuoi. In fondo, la chiave di lettura è uguale per tutti, per ogni lettore, ci si senti lì... denudati dal nostro troppo orgoglio...
"i tuoi occhi cercavano chi volevi vedere"...
Come gli occhi di ogni mortale, poi alla fine, ti accorgi che non sei meglio di loro, ma il tempo è trascorso e ti restano un pugno d'aria in entrambe le mani.
...oOo...
Ti abbraccio forte, augurandoti tanta serenità (e buona salute) per il Nuovo Anno
:-)claudine

Arianna ha detto...

Ci siamo tutti in questo carnevale...e fra poco inizia quello vero! Baci Arianna!

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