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venerdì 14 dicembre 2007

mercoledì 12 dicembre 2007

I marciatori

La stanchezza ormai non si fa più sentire…passo dopo passo abbiamo imparato la strada, e a riconoscere i nitriti e il galoppo dei cavalli selvaggi; sessant’anni attraversando i boschi per tornare a casa, e non trovare nemmeno il camino acceso. Dove c’è cenere un amore è finito e sotto un altro cova. Dovremo riprendere il cammino partendo dall’ultima sosta, ma molti rinunciano o non ce la fanno più, cadono sotto il sole cocente di un deserto nato in mezzo alla città; se sei in area di rigore con il pallone in mano sarai punito e abbandonato in periferia di un cuore che s’è indurito…la guerra porta progresso ma anche dolore, quello stesso dolore immenso che si prova senza poterlo sfogare e alla fine rimane inciso sul tuo volto come una cicatrice indelebile. Siamo sempre per strada, cercando un volto amico, confuso fra le luci del giorno e quelle della notte, fra il fumo delle ciminiere e la nebbia; missili corrono in autostrada bruciando rabbia e respirando malinconia, si arriva inesorabilmente alla rassegnazione, alla quale per quanto sia ingiusto non si trova via d’uscita, ci sono troppi vicoli ciechi in questo labirinto. Non c’è ormai più stanchezza né frustrazione, ormai consumati, ma rimane lucida e crudele la sensazione di aver perduto molti sogni e vissuto molte menzogne, di non poter più ritrovare le notti di passione, amanti e amici traditi e traditori, infidi e fragili come montagne su cui le nostre stanche gambe si trascinano, sempre stando attenti a non scivolare o è la fine, siamo una cordata senza corde, un’alpe senza cima, un appennino senza neve d’inverno, una spiaggia senza il mare.
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